LA BALCONATA DI ORMEA

Frazione Aimoni

Un percorso di Sentiero Italia CAI

La Balconata di Ormea é un progetto nato nell’ambito della sezione locale del CAI.

È un sentiero di circa 40 km che percorre il versante sinistro orografico della vallata nel Comune di Ormea, ad un’altitudine media di 1200 m.

Partendo da Eca, la frazione più ad est delle numerose borgate della cittadina dell’Alta Val Tanaro, sono stati esplorati e riattivati antiche strade e sentieri, riuscendo a giungere fino a Viozene, ad ovest del territorio comunale. La Balconata transita nel territorio di 9 frazioni toccando ben 24 borgate, molte ormai abbandonate. E’ un percorso adatto a tutti, senza molte difficoltà passando dagli 850 di Eca ai 1500 della Chiesa di San Giovanni Battista alla Colma. Le stagioni, con l’alternanza dei colori, dei profumi e dell’oscurità nelle ombre, modificano il paesaggio degli itinerari nei vari periodi dell’anno; l’esposizione a sud e la vicinanza al mare rendono fruibile e caratteristica la Balconata anche nel periodo invernale. La proposta é quindi rivolta a persone che provano gusto nello scoprire, nel cercare, nel provare gioia davanti a documenti reali naturali e umani che descrivono molto bene una zona delle Alpi Liguri.

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Una casa di Airola
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La chiesa di Chionea
Piloni votivi sulla balconata

Architettura

Le numerose frazioni di Ormea hanno avuto la loro fondazione soprattutto a partire dal 1600.

I terrazzani iniziarono allora a modificare i versanti più o meno ripidi dei monti, costruendo moltissimi muri in pietra a secco, riportando terra più fertile, ricavando terrazzamenti anche fino a 1500-1600 metri, ripulendo prati e campi dalle numerose pietre che ne impedivano lo sfruttamento.

Costruirono le loro abitazioni con muri in pietra e lunghi balconi in legno al piano superiore, la stalla aveva sempre una posizione importante perché il bestiame era una ricchezza da mantenere e sfruttare al meglio. Nei boschi edificarono i seccatoi per la trasformazione delle castagne e quando la popolazione raggiungeva un certo numero di famiglie, richiedeva al Vescovo di poter edificare la Chiesa, il camposanto e di poter disporre del sacerdote per le funzioni religiose. (Nel ‘700 ad Ormea erano presenti 8 canonici, 22 preti celebranti e 5 chierici, si poteva avere un parroco in ogni frazione).

Col tempo si rese necessaria anche la scuola e infatti nelle frazioni sorsero dei locali adiacenti la Chiesa che potessero ospitare le lezioni per i bambini. Alla fine del ’800 sino all’inizio del ‘900, la popolazione del comune era distribuita equamente tra centro storico e frazioni.

Oltre alle Chiese e ai cimiteri, la fede della popolazione ha lasciato un segno in tutto il territorio con la costruzione di molti piloni votivi. Costruzioni molto semplici con una nicchia in un muro in pietra spesso intonacato solo sulla facciata, dove i pittori locali hanno lasciato la testimonianza di un’arte semplice come l’animo dei locali.

Il pittore che più si distinse fu il maestro Eugenio Arduino, che nel periodo a cavallo tra il 1800 e il 1900 si dedicò a dipingere tele e affreschi un pò in tutto il territorio; il San Martino sulla facciata della parrocchiale di Ormea è opera sua.

La ricerca delle cose antiche ci ha fatto trovare il gruppo “J Aboi”, una tradizione dei giovani di alcune frazioni, Chionea in testa, che nel periodo di carnevale si addobbavano con vestiti sgargianti e percorrevano i sentieri da una frazione all’altra divertendosi e raccogliendo vino e vettovaglie (soprattutto uova) che consumavano insieme nella domenica finale.

Abbiamo fatto rinascere questo gruppo, anche se solo dal punto di vista esteriore, in quanto non ci sono più i presupposti che accompagnavano nei tempi passati questa manifestazione. L’origine si perde nella notte dei tempi, alcuni studiosi di tradizioni analoghe, presenti ancora in altre valli, la fanno risalire alla cacciata dei Saraceni del X secolo.

Natura

Anche la parte naturalistica ha una grossa valenza lungo il percorso. La particolare posizione della val Tanaro, che si apre il passaggio nelle Alpi Liguri ma che si trova a pochi chilometri dalla costa del mare, la ricchezza delle acque, la mitezza del clima, hanno permesso lo svilupparsi di moltissime erbe officinali e fiori, alcuni endemismi, molte tipologie di piante e arbusti.

Partendo dal presupposto che il territorio comunale é completamente montano, si é pensato di offrire ai visitatori l’opportunità di scoprire un nuovo aspetto dell’ambiente. Quando si parla di montagna si pensa alle cime, ai colli, alle scalate, alle escursioni con salite da 300 m all’ora, alle ferrate.

La montagna in effetti é anche altro, è stata in passato la “casa” per moltissime persone che nel corso dei secoli l’hanno abitata, studiata, capita e trasformata per renderla più vivibile. Hanno lavorato i suoi fianchi ricavando con muri di pietra a secco dei terrazzamenti dove poter coltivare la vite, il grano, la segale, le patate, le fave, le lenticchie, il grano saraceno e ricavare nella buona stagione il necessario per passare l’inverno senza problemi.

I boschi di castagne, lavorati e puliti forse più dei pavimenti delle stesse case, fornivano la materia prima per la produzione delle famose “garessine”, le castagne bianche secche, base anche queste dell’alimentazione. Le estese praterie al di sopra dei boschi permettevano il pascolo estivo per le mandrie e la raccolta del fieno.

Le opere dell’uomo si leggono anche nelle case in pietra, nelle chiesette delle frazioni, nei numerosissimi piloni votivi (la tradizione tramanda che sul territorio comunale ne esistessero almeno 800), nei seccatoi, nei forni comunitari, nelle fontane, nei muri in pietra a secco, nei canali scavati anche nella roccia per portare l’acqua nelle zone coltivate.